Ma ora facciamo un balzo avanti nel tempo ed arriviamo al 1884, data di nascita dell'American Kennel Club, destinato a diventare, nel giro di qualche decennio, il più importante Club americano per la tutela delle razze pure. Inizialmente l'AKC registrò tranquillamente gli American Pit bull terrier come tali (fatto provato da documenti originali dell'epoca): ma all'inizio del '900 anche l'America, come l'Inghilterra, decise di proibire i combattimenti. A questo punto l'American Kennel Club chiese ai propri soci possessori di Pit bull di cambiare nome alla razza, perché il termine "pit" era diventato "politicamente scorretto". Questa richiesta scatenò le ire funeste dei "puristi", che per nulla al mondo avrebbero accettato di rinnegare tutti gli anni di lavoro e di selezione che li avevano portati alla creazione dei loro campioni: molti allevatori, quindi, mandarono a quel paese l'AKC e si associarono ad altri Club (come l'UKC) o ne fondarono di nuovi (come l'ADBA) che permettessero al Pit bull di continuare a chiamarsi col suo nome originario, rispettandone la storia. Altri allevatori, invece, attirati dal mondo degli show che stava diventando appannaggio quasi esclusivo dell'AKC, accettarono di cambiare nome alla razza…ed iscrissero i propri cani come "Staffordshire terrier" (senza "American" davanti). NON E' VERO che l'AKC accettò di registrare solo i Pit bull che non combattevano da dieci generazioni: negli antichi registri AKC, visibili a tutti, sono registrati fior di campioni di fighting! E' vero, invece, che l'AKC proibì nel modo più assoluto di continuare a far combattere i cani che comparivano nei propri registri. Poco tempo dopo l'iscrizione dei primi "Staffordshire terrier" all'AKC, dall'Inghilterra cominciarono ad arrivare altri terrier di tipo bull di taglia ridotta (anch'essi combattenti, erano i "pesi piuma" dell'epoca), destinati ad essere "dirottati" dal mondo dei combattimenti a quello dei cani da compagnia e da expo. Anche questi cani si chiamavano "Staffordshire terrier"…il che creò, ovviamente, una certa confusione. Alla fine si decise di chiamare "American Staffordshire terrier" gli ex Pit bull (notare che si parla sempre degli stessi soggetti, che spesso erano registrati come Pit bull presso un Club – ADBA, UKC e altri minori – e come Amstaff all'AKC! Ancora oggi diversi cani hanno la doppia regstrazione), e "Staffordshire bull terrier" i cagnolini di piccola taglia. A partire dagli anni '30, dunque, Amstaff e Pit bull presero due strade diverse: la selezione dell'Amstaff venne improntata soprattutto sulla creazione di un cane da show, quindi più elegante ed appariscente, dalle linee più gradevoli, mentre i Pit bull restarono soprattutto cani funzionali, in cui l'estetica veniva ben poco considerata e si badava solo alle doti caratteriali. Queste doti, per lungo tempo, furono ancora rivolte allo scopo originario: i combattimenti. In seguito, però, la stragrande maggioranza dei proprietari di Pit bull, pur restando fedele alla storia della razza, smise di far combattere i cani e li destinò ad impieghi totalmente diversi. Oggi il Pit bull è un cane sportivo (prove di utilità, agility, obedience) e un cane impiegato nel sociale (in America è diffusissimo come cane da pet therapy e da protezione civile), mentre l'American staffordshire, per lungo tempo, è stato quasi esclusivamente un cane da esposizione e da compagnia. Si temeva infatti che utilizzarlo nelle prove di utilità/difesa - e quindi fargli svolgere gli esercizi di attacco - lo rendesse ancora troppo vicino a quell'immagine di "cane mordace" che si voleva lasciare alle spalle. Così, non considerando minimamente il fatto che gli attacchi sportivi sulla manica non hanno mai avuto nulla a che vedere con i combattimenti tra cani, l'AKC sconsigliò per anni l'addestramento sportivo della razza; un atteggiamento esclusivamente politico e per nulla cinofilo, buono solo ad impedire la selezione di alcune doti caratteriali…che infatti hanno rischiato di andare perdute. Fortunatamente, negli ultimi anni, molti allevatori si sono resi conto dell'insensatezza di questa scelta e hanno ricominciato a far lavorare i cani, riuscendo così a mantenere vive le caratteristiche che fanno del Pit bull e del "fratello" Amstaff dei veri "superdog". Purtroppo esiste, assai più in Italia che in America, una certa rivalità (non esente da un' incomprensibile patina di astio) tra gli allevatori delle due razze. Gli Amstaffisti accusano i Pit bull di essere "meticci" (e come tali inaffidabili dal punto di vista caratteriale) in quanto non riconosciuti dall'ENCI…ma questo avviene solo perché l'ENCI è "gemellato" con l'AKC e non con gli altri Club americani. Poiché l'AKC non riconosce il Pit bull, neppure l'ENCI può farlo…ma questa è solo politica, che non ha proprio nulla da spartire con la cinofilia e la cinotecnia! Gli allevatori di Pit bull, dal canto loro, accusano l'Amstaff di essere la versione "rammollita" del cane originario e di aver perso molte delle doti caratteriali che i primi "pit men" avevano impiegato secoli a selezionare e fissare. Questa guerra fratricida è semplicemente stupida, visto che l'unico risultato che ottiene è quello di "sputtanare" entrambe le razze, mettendone in evidenza lati negativi che tra l'altro sono spesso inventati di sana pianta. Sarebbe molto più produttivo per tutti se si guardassero le due razze per quello che sono: due evoluzioni diverse dello stesso cane, una più mirata alla morfologia (ma senza tralasciare il carattere, se ad allevare sono persone serie e competenti!), l'altra basata quasi esclusivamente sulle doti funzionali. Non c'è assolutamente nulla di sbagliato in nessuna delle due scelte: sono semplicemente diverse, adatte a tipi diversi di persone…ma entrambe dignitosissime e meritevoli del massimo rispetto. Nessuno si sognerebbe mai di attaccare gli allevatori di Barboni perché effettuano una selezione diversa dagli allevatori di Malinois: sono razze diverse, con scopi diversi, ognuna delle quali può godere del proprio nucleo di appassionati ed estimatori…senza che questi sentano alcun bisogno di scagliarsi l'uno contro l'altro! Nella speranza che sia presto pace tra allevatori di Pit bull e di Amstaff, in questo excursus storico lasciamo ora il Pit bull al proprio destino, e diamo un'occhiata alla storia recente dell'American Staffordshire, ricordando le principali linee di sangue che stanno alla base dell'allevamento moderno. Tra queste citiamo: - gli "X-Pert" di Alberta e Clifford Ormsby, di Hornell (New York). Questo allevamento nacque negli anni '30 e utilizzò linee Colby, Feely, Corrington, Tudor e Morris (tutti Pit bull, ovviamente), dando origine a una linea di sangue determinante per il futuro sviluppo della razza; - i "Tacoma" di Charles Doyle, Winamac (Indiana), allevamento nato a cavallo tra gli anni '20 e '30: il soggetto più importante fu il mitico Tacoma Jack, nato nel 1927. Charter Doyle fu anche uno dei fondatori del primo Club di razza americano e fu sicuramente il selezionatore che si impegnò maggiormente nella produzione di cani dal grande equilibrio caratteriale; - I "Ruffian" di Clayton Harriman di Plymouth, Michigan (che poi si unì in società con la texana Peggy Harper). Questa linea prende il nome dal Ch. The Ruffian (Klump's Deuce x Klup's Dina) nato nel 1938. - I "Crusander" di Ike a Jean Stinson di Fayetteville (Georgia), allevamento famosissimo negli anni '50. Il resto è storia recente, che si può trovare anche nei pedigree dei cani moderni…ottima scusa per fermarsi qui e per non far morire di noia i visitatori del nostro sito obbligandoli alla lettura di una "storia infinita".



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